Serve un partito territoriale

Mag. 16 2013

Riportiamo dal Quotidiano Alto Adige GIOVEDÌ, 16 MAGGIO 2013

 

 
 
 

Destra in frantumi, Vezzali cerca alleati (non è proprio così….)

 

Il presidente del Consiglio provinciale: serve un partito territoriale, con Urzì Tra i nuovi ingressi, oltre a Tagnin, ci sono anche Angeli e Fracchetti

 

Si è aperta la diga del Pdl. L’uscita di Maurizio Vezzali, dopo la spaccatura con Michaela Biancofiore, ha provocato una reazione superiore a ogni attesa. «Al di sopra delle mie forze, temo», ammette il consigliere provinciale. Vezzali sta catalizzando attorno a sé un movimento di persone inaspettato, tanto che potrebbe spuntare da queste parti una delle sorprese delle provinciali 2013. Vezzali ha deciso di uscire dal Pdl, ma restare in politica e lavorare a una civica o a un progetto di unità del centrodestra. «C’è molta voglia di un partito territoriale», spiega. Clamorosa l’alleanza che si è subito ricostruita con Mario Tagnin, altro fedelissimo di Michaela Biancofiore, che martedì sera ha partecipato alla prima improvvisata riunione del nuovo gruppo. Anche Tagnin, fresco della candidatura nel collegio senatoriale di Bolzano sotto il simbolo berlusconiano, chiude senza rimpianti con il Pdl. In consiglio comunale aderirà al gruppo misto. Con loro ci sono anche, tra gli altri, Roberto Fracchetti e Stefano Angeli. Ieri sera Vezzali era ad Appiano, oggi ci sarà l’incontro con i consiglieri comunali ex Pdl di Merano. Intanto il Pdl sparisce dal consiglio provinciale. Vezzali, rimasto l’ultimo a presidiare il simbolo, nelle prossime ore depositerà il nuovo nome. Rispetto alla pattuglia iniziale del Pdl, Alessandro Urzì è diventato Alto Adige nel cuore e Mauro Minniti «La Destra». Il fronte del centrodestra in Provincia comprende infine Unitalia e la leghista Elena Artioli, ora «Team Artioli». In consiglio comunale c’è il gruppo Holzmann di Fratelli d’Italia. E tuttavia l’ennesima spaccatura questa volta sembra provocare un effetto aggregante. Oltre ai Pdl in fuga e agli ex Pdl che si stanno facendo vivi, Vezzali ha iniziato a parlare con Alessandro Urzì e, annuncia, «lo farò anche con Donato Seppi di Unitalia». Aggiunge Alessandro Urzì. «Anche in Fratelli d’Italia ci sono persone in gamba, che possono trovare spazio in una grande aggregazione di centrodestra». Ce la faranno o avranno la meglio protagonismi e ambizioni personali di rielezione? «Intanto ci proviamo», risponde Vezzali. Nella Svp alzano le antenne e osservano con interesse. Qualche battuta incoraggiante è già arrivata. Tutto è nato dallo strappo dalla figura totalizzante di Michaela Biancofiore, che con Vezzali e Tagnin ha perso due dei collaboratori più stretti. Resta nel Pdl il capogruppo comunale Enrico Lillo, che augura buon viaggio agli ex colleghi Vezzali e Tagnin: «Sono molto dispiaciuto per questa rottura e ritengo un mio fallimento non essere riuscito a trovare una mediazione tra loro e Michaela Biancofiore. Alle argomentazioni di Maurizio e Mario rispondo che nessuno, né il Pdl di Roma né Michaela Biancofiore, mi hanno impedito di fare politica e di occuparmi dei problemi locali». La parola ai protagonisti. Mario Tagnin da oltre un anno aveva raffreddato i rapporti con il Pdl. La candidatura al Senato, racconta, è stato l’ultimo tentativo «per vedere se era possibile fare politica in modo diverso». Poi è arrivata la famosa circolare con cui Michaela Biancofiore annunciava che le candidature alle provinciali sarebbero state decise con una scala di valutazione che comprende l’impegno nel partito, il numero di comunicati stampa firmati, il versamento di parte delle indennità per il finanziamento al partito. Tagnin ha deciso di chiudere con il Pdl e seguire Vezzali: «Con me i diktat non funzionano. Faccio politica con passione. Se devo sottopormi agli esamini per essere candidato, dico arrivederci e grazie. Vedremo se il fermento di queste ore produrrà un progetto positivo: vogliamo lavorare sulle cose, mentre nel Pdl ormai era passata l’idea che dovevi essere ubbidiente e non era ammessa alcuna forma di dissenso, anche la più pacata. Una volta tanto sarebbe bello riuscire a costruire qualcosa, invece di suddividere l’atomo. Ben venga quindi la discussione con Alto Adige nel cuore e , perché no, anche con chi ci vorrà stare di Fratelli d’Italia. Il fermento attorno a Vezzali racconta una cosa: le persone hanno voglia di tornare a una politica concreta. Un po’ di tranquillità? Sì grazie». Alto Adige nel cuore, rivendica Alessandro Urzì, «è stato il primo progetto di forza territoriale del centrodestra, nato con l’obiettivo di costruire una aggregazione capace di prendere in mano il destino della nostra comunità. Con Maurizio Vezzali abbiamo iniziato a confrontarci. Da parte mia c’è la massima disponibilità. Certo, siamo affezionali al nostro simbolo, che è un valore aggiunto e faremmo fatica a rinunciarvi. Ma siamo solo all’inizio». Una cosa è certa. Da queste parti si pensa alla prossima giunta provinciale. Ancora Urzì: «Siamo alternativi a un centrosinistra che intende l’autonomia come cosa propria e occupazione dei posti»